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Lo STADIO a Sestri: i perché di un NO.

CIV sestriLa nuova giunta, dopo il rimpasto, vota all’unanimità e, nell’ultima riunione prima delle vacanze, da il via libera al nuovo stadio di Sestri Ponente. Ora il sindaco ha il mandato per verificare la disponibilità delle aree. Viene definito, dal vicesindaco Pissarello, “un dettaglio” il centro commerciale presente nel progetto.

Alcune considerazioni:

1) Definire “dettaglio” un progetto, dove così tanti metri quadrati sono dedicati al commerciale, è, per lo meno, bizzarro. Il progetto viene definito dalla Sindaco “produttivo”. Ma non mi pare che uno stadio rientri nella categoria “produttivo”. E la categoria commerciale non è speculazione, in una città dove il commercio è già sovradimensionato?

2) Partecipazione: il ponente, inteso come municipalità, civ, associazioni locali, da tempo chiede un confronto su quella che si potrebbe definire “politica del territorio”, ovvero, un coinvolgimento locale su tutte le attività, pubbliche e private, che producono delle trasformazioni sul territorio.

3) Sviluppo: il progetto viene definito “di sviluppo”. Di chi? Della città? Il territorio come progetti di sviluppo vorrebbe parlare dei collegamenti a Erzelli e Marina. Collegamenti fatti per la città e alla città e non, come viene paventato, collegamenti da e per il centro commerciale. Sviluppo è fare una strategia condivisa, una strategia ad ampio respiro che parli di aree produttive che rimettano in moto la città. Crediamo davvero che lo stadio possa essere di Sviluppo? O è solo per coprire la mancanza di idee alternative ? Esiste la necessità di sviluppo turistico e infrastrutturale della città e della Liguria legato inevitabilmente al potenziamento dell’aeroporto con tratte a turismo ambivalente (europa). Occorre parlare dello spostamento di Fincantieri a mare, questo è sviluppo. O possiamo permetterci di perdere un’altra attività produttiva? La metropolitana di superficie. Il collegamento di Erzelli e della nuova Marina alla delegazione. La nuova stazione ferroviaria e l’allargamento di via Puccini. La nuova strada a mare. La costruzione di nuovi asili sul territorio. Queste sono solo alcune priorità che, da tempo, si chiede di affrontare.

4) La legge che passerà a settembre prevede, per chi costruisce stadi e insieme realizza altri investimenti immobiliari, un abbattimento del tasso di interesse (finanziato dallo Stato, quindi da noi) e impedisce ai Comuni di chiedere oneri di urbanizzazione. Per l’ipotesi di Sestri si stima si possano perdere 20 milioni di euro.

5) Freno agli investimenti a Sestri. Andare a verificare la disponibilità delle aree presuppone che qualcuno abbia prima studiato l’impatto della costruzione sul territorio (viabilità, presupposti di crescita della zona aeroportuale, impatto con la nuova marina e le case adiacenti, impatto commerciale). E’ stato fatto? Ad oggi il primo risultato è che le notizie sullo stadio stanno già facendo da freno agli investimenti degli imprenditori presenti nella zona. Chi aveva in previsione di comprare casa alla marina sta facendo qualche passo indietro. E questi sono solo i primi contraccolpi economici.

6) Dequalificazione occupazionale. Concentriamoci allora sul centro commerciale con stadio annesso. Leggo che qualcuno predice 2000 nuovi posti di lavori. Ricordiamoci che, in una città che negli ultimi anni ha perso 200.000 abitanti, la maggior parte delle industrie e la maggior parte degli studenti universitari, con il commercio in contrazione, proprio per l’eccessivo numero di attività per abitante, ciò che si crea si toglie da qualche altra parte. I dati ci dicono che per 2000 posti nuovi, almeno 3000 nelle delegazioni vicine, sono a rischio. 3000 posti dove si garantisce un’occupazione di qualità.

7) Investire in quartieri reali, non in isole futuristiche. Siamo consapevoli che le priorità di un territorio sono molte. Difficile venirne a capo. Ma la strada che si sta portando avanti, dando in mano a singoli privati le aree dismesse di una città senza mettere in rete i progetti è pericolosa. C’è il rischio che si creino dei “monte olimpo” ricchi e chiusi in se stessi; per autoalimentarsi, per autoprodurre una ricchezza che non si mette in circolo. Nello stesso tempo i centri storici, le città che hanno bisogno di manutenzione, di spazi che inventino un nuovo utilizzo, spazi aperti che dialoghino tra loro, corrono il rischio di appassire. Se non ci sono i soldi per mantenere l’esistente le concessioni private, attraverso gli oneri di urbanizzazione, possono venire incontro alle pubbliche esigenze. IL progetto centro commerciale con stadio, senza oneri di urbanizzazione, eliminerebbe anche questa possibilità. Occorre investire in quartieri reali, non in isole futuristiche. Vogliamo e possiamo correre il rischio di essere schiacciati da questi nuovi modelli di presunta modernità? Che modello di società abbiamo in mente da preparare per i nostri figli?

8) Riqualificazione e sviluppo di Marassi. Il progetto Marassi, presente oggi anche su un quotidiano genovese, va studiato con attenzione. La copertura che si dice non si possa fare, sembra proprio ci sia già (vedere google maps) (sotto il carcere non c’è il Bisagno ed il posteggio nuovo si farebbe lì). La tramvia poi, se il piano di bacino lo impedisce, può benissimo passare più a monte.

9) In merito alla partecipazione. Qualsiasi studente interessato all’argomento sa che la partecipazione reale, inclusiva, si fa studiando, con il territorio, le esigenze che poi la politica trasforma pianificazione per il futuro e in progetti. Decidere il progetto, senza tenere conto delle esigenze e fare partecipazione a posteriori è un inganno. Notiamo la buona volontà di aprire un percorso di ascolto, sul territorio e con tutte le forze produttive della città. Ma perché non farlo da subito? Perché non partecipare tutti al tavolo con Enac? Il Ponente vuole partecipare al confronto tecnico. Perché veniamo di nuovo esclusi e tirati in ballo solo in un secondo momento? La crisi che si sta attraversando può essere uno straordinario strumento per formulare un’ipotesi di crescita. Ma occorre farlo abbattendo comparti stagni. Mettendo allo stesso tavolo tutte le straordinarie risorse della città. Altrimenti si continueranno a creare proposte in antitesi con altre. Visioni che ne contrastano altre. Questa città è immobile perché non riesce a creare sviluppo condiviso, più spesso si mette in mano a singoli interessi.


   

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